Come funziona il riciclo dei pneumatici

I pneumatici sono componenti fondamentali per la sicurezza e le prestazioni dei veicoli, ma una volta giunti a fine vita diventano rifiuti che vanno gestiti in modo appropriato. Fortunatamente, grazie al sistema di gestione dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), è possibile riciclare in modo efficace i materiali che compongono le gomme, riducendo l'impatto ambientale e dando nuova vita a queste risorse preziose.

Sembrerà strano, ma il ciclo di recupero dei pneumatici inizia già al momento dell'acquisto di una gomma nuova. Infatti, una parte del prezzo pagato dall'automobilista è destinata a coprire i costi di raccolta e smaltimento del PFU. Questa quota, che varia in base alle dimensioni del pneumatico, viene poi trasferita dal rivenditore al produttore, il quale ha la responsabilità di finanziare l'intero processo di recupero dei PFU attraverso appositi consorzi.

PFU: cos'è e perché è importante per il riciclo delle gomme

I PFU sono pneumatici che hanno terminato il loro ciclo di vita e non sono più idonei alla circolazione. La gestione dei PFU è regolamentata a livello nazionale e prevede un articolato sistema che coinvolge produttori, rivenditori, gommisti e consorzi specializzati.

In pratica, quando un automobilista si reca dal gommista per la sostituzione dei pneumatici giunti a fine vita, quest’ultimo ha l'obbligo di ritirarli e di conferirli gratuitamente ai consorzi di raccolta. Da qui inizia il processo di recupero vero e proprio: i PFU vengono stoccati in appositi centri, separati per tipologia e destinazione, per poi essere avviati alle diverse forme di riciclo o recupero energetico.

Il sistema PFU esiste proprio grazie al contributo pagato dall'acquirente finale al momento dell'acquisto del pneumatico. Questo contributo ambientale copre i costi dell'intera filiera di gestione del rifiuto, dal ritiro presso il gommista fino al completo recupero dei materiali. Senza questo meccanismo i pneumatici a fine vita rischierebbero di essere abbandonati o smaltiti in modo improprio, con gravi conseguenze per l'ambiente.

Qual è il costo del PFU quando acquisti uno pneumatico?

Il contributo PFU versato al momento dell'acquisto dei pneumatici varia principalmente in base alla tipologia e alle dimensioni della gomma. Indicativamente, per i pneumatici di autovetture il contributo PFU si aggira tra i 2 e i 4 euro, mentre per pneumatici più grandi come quelli di SUV, furgoni e camion si può arrivare a 15-30 euro.

Queste cifre sono puramente indicative e possono variare, ma aiutano a definire l'ordine di grandezza del contributo. Quel che è importante sapere è che la quota PFU è sempre inclusa nel prezzo finale del pneumatico, sia che l'acquisto avvenga presso un gommista fisico oppure online. Non ci sono costi extra da sostenere al momento del ritiro del PFU o del montaggio del nuovo pneumatico.

I benefici del riuso o del riciclo dei pneumatici

Riciclare correttamente i PFU conviene a tutti: ai cittadini, all'industria e soprattutto all'ambiente. I pneumatici, infatti, sono prodotti altamente tecnologici che contengono un mix di oltre 200 materiali diversi, tra cui gomma naturale e sintetica, carbonio, silice, metalli. Molti di questi componenti, se opportunamente trattati e lavorati, possono essere reimpiegati in nuovi processi produttivi, riducendo il consumo di materie prime vergini e le emissioni legate alla loro estrazione e lavorazione.

Una parte dei PFU raccolti, ad esempio, viene macinata per produrre granuli e polverini di gomma che trovano impiego nella realizzazione di asfalti modificati, campi da calcio in erba sintetica, isolanti acustici, pavimentazioni antiurto.

I PFU non riciclabili, invece, possono essere valorizzati come combustibile per produrre energia in sostituzione di fonti fossili come carbone e petrolio. La combustione controllata dei PFU in impianti industriali ad alta efficienza, come cementifici e centrali termiche, permette di recuperare il loro elevato potere calorifico riducendo al contempo le emissioni complessive di CO2.

Ulteriormente, i pneumatici di alta qualità hanno la possibilità di essere rilavorati ancor prima di essere smaltiti, attraverso i processi di riscolpitura e ricostruzione.

La riscolpitura dei pneumatici consiste nel rigenerarne il battistrada usurato ancora integro nella struttura, consentendo di allungarne la vita utile. La ricostruzione invece prevede la sostituzione di tutto il battistrada e parte della carcassa, ottenendo pneumatici con caratteristiche molto simili a quelli nuovi. Entrambe queste pratiche consentono risparmi significativi di materiali ed energia rispetto alla produzione di pneumatici da zero.

Tra i produttori di pneumatici più impegnati sul fronte del recupero e riciclo dei pneumatici c'è sicuramente Michelin. Il gruppo francese, da sempre all'avanguardia nell'innovazione e nella sostenibilità, ha fatto della circular economy un pilastro della propria strategia. Michelin è tra i soci di Ecopneus, il principale consorzio italiano per la gestione dei PFU, e collabora attivamente con tutti gli attori della filiera per massimizzare il recupero di materia e minimizzare gli sprechi.

Il riciclo dei PFU è quindi un tassello fondamentale dell'economia circolare applicata al settore dei pneumatici. Grazie al contributo di tutti gli attori della filiera e alla crescente sensibilità ambientale di cittadini e imprese, ogni anno vengono recuperati correttamente circa 350.000 tonnellate di PFU in Italia, trasformando un problema in una preziosa opportunità per l'ambiente e la società.

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